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Numero 26 - Sul dissesto

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Il ventiseiesimo numero di Prismag è dedicato al dissesto. Pagine: 120

In questo numero:

La sfida della scherma per uscire dall’ombra di Marta Mulè – Per sfollati e migranti dal Sudan manca una risposta politica di Antonia Ferri – Il terremoto a L’Aquila e i processi alla fiducia di Michele Corato – Riforme senza risorse: perché il Servizio sanitario nazionale resta incompiuto di Francesca Cicculli – Dissesto idrogeologico, uno scaricabarile tra ministri da oltre due miliardi di Massimiliano Tripodo – L’intelligenza artificiale, tra paura e opportunità di Giacomo Stiffan – Breve storia di un dissesto cronico: Messina, un secolo di baracche e normalizzazione della precarietà di Dario Morgante – Abusivi, ma non troppo: intervista a Josi Gerardo Della Ragione di Silvio Ghidini – Il boom dell’università italiana riguarda solo le telematiche di Katherina Ricchi – Terremosse: giovani architetti da tutta Europa ad Amatrice, dieci anni dopo il terremoto di Marialia Calabretta – Tagliamento libero: l’ultimo fiume selvaggio contro il dissesto di Miriam Viscusi – La terra che si muove in silenzio di Francesca Radicioni – La siccità che ha colpito il lago di Pergusa riguarda tutti noi di Rachele Liuzzo – Nell’entroterra tra Abruzzo e Molise: dove il clima aggrava la marginalità di Cecilia Fasciani – Abitare la fragilità di Alessandra Navazio – Disconnessi nel proprio Paese: gli italiani senza cittadinanza di Camillo Cantarano

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Ci accorgiamo del dissesto quando qualcosa cede. Una strada chiude, una frana si riattiva, un lago si prosciuga, un ospedale resta senza personale. Il cedimento visibile, però, è quasi sempre l’ultimo atto di una lunga trascuratezza. Prima ci sono stati rinvii, piani fermi, riforme incompiute, manutenzioni mancate, territori considerati marginali finché l’emergenza non li ha riportati al centro. Raccontare il dissesto significa risalire lungo queste crepe, prima ancora di fotografare le macerie.

In Sicilia partiamo dal lago di Pergusa, diventato il simbolo del dissesto idrico nelle aree interne, per capire come siccità e gestione fragile del territorio stiano cambiando la vita delle comunità. In Molise raccontiamo Petacciato, dove una frana studiata da oltre cinquant’anni continua a condizionare la quotidianità di cittadini che restano isolati, stretti tra burocrazia, servizi insufficienti e tempi amministrativi ormai superati dalla velocità del cambiamento climatico.

A dieci anni dal terremoto, Amatrice resta una domanda aperta. Terremosse prova a rispondere con dieci interventi costruiti insieme alla comunità, rimettendo al centro luoghi, persone e desideri. Messina, con le sue baraccopoli, racconta un dissesto lungo più di un secolo: una ricostruzione rinviata fino a trasformarsi in condizione sociale permanente.

Il Tagliamento porta il ragionamento in un’altra direzione. Se l’ultimo fiume naturale alpino viene letto soltanto come un rischio da contenere, si perde la possibilità di imparare dal suo equilibrio. Legambiente, comitati e studiosi spiegano come un fiume libero possa indicare alternative all’ingegneria del controllo e aprire uno sguardo diverso sul rapporto tra territori, sicurezza e adattamento.

Il dissesto attraversa anche istituzioni e Stato. Le università telematiche crescono mentre la vita fuorisede diventa sempre più insostenibile. L’intelligenza artificiale entra in un Paese che fatica a collegare ricerca, scuola e impresa. La sanità pubblica accumula riforme, mentre mancano personale, continuità organizzativa e fondi Pnrr già trasformati in servizi. Il Sudan, quasi fuori dal campo visivo della politica internazionale, mostra la forma più estrema del dissesto umanitario.

Questo numero guarda a un Paese che cede e a un mondo che cambia. Lo fa per capire dove intervenire prima che la crepa diventi voragine, ricostruendo responsabilità, ritardi e possibilità ancora aperte.

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