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La sfida della scherma per uscire dall’ombra

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Anche se l’Italia continua a dominare le pedane internazionali, la scherma fatica a trovare spazio e ottenere visibilità. Ne abbiamo parlato con la sciabolatrice Michela Battiston, che ci ha raccontato dell’esperimento innovativo della World Fencing League e delle sue aspettative in vista degli Europei in Francia

Vincere non basta: la scherma è la dimostrazione che persino i risultati più prestigiosi in campo internazionale non sono sufficienti né a garantire la notorietà, né ad aumentare il numero degli appassionati. Nonostante la scherma sia una disciplina storica, che fa parte del programma olimpico fin dalla sua prima edizione e che è ormai globalizzata, questa fatica a farsi conoscere e amare dal grande pubblico.

«È un peccato che sia ancora così poco seguita: si dovrebbe investire in questo sport, dati anche gli ottimi risultati dell’Italia. Capisco che abbia regole e tempistiche complicate e che per certi versi non sia molto accessibile, ma abbiamo bisogno di avere più pubblico», ci racconta Michela Battiston, sciabolatrice friulana e punto di riferimento della nazionale italiana. Il tema della comprensione delle regole schermistiche è cruciale perché è parte del problema: se guardando un assalto non si intuisce cosa stia succedendo, a chi vada il punto e perché, è normale che quello spettacolo resti confinato a chi lo pratica e può goderne. Gli altri si allontaneranno, preferendo qualcosa di più semplice e decifrabile. «Ci sono sport più facili da seguire: nel nuoto o nell’atletica, chi arriva primo vince. Punto. Ma se le nostre gare vengono trasmesse una volta ogni quattro anni è chiaro che poi le persone non hanno idea di come approcciarsi alla scherma e per loro diventa difficile seguirla», prosegue Battiston. «Se in un programma televisivo che dovrebbe trattare di sport si parla sempre e solo di calcio, le altre discipline non arriveranno mai ad avere un minimo di visibilità. Noi vinciamo gare tutto l’anno: questo non viene detto in nessun canale televisivo, al massimo in quelli regionali. Basterebbe una carrellata dei risultati del weekend, anche per dare un riconoscimento a noi atleti: non è facile aggiudicarsi una gara di Coppa del Mondo, direi che ce lo meriteremmo».

L’azzurra, 28 anni, insieme ad Arianna Errigo è stata una delle due italiane a prendere parte ad aprile alla World Fencing League, l’evento ideato dal fiorettista americano Miles Chamley-Watson con l’obiettivo di rendere la scherma alla portata di tutti. L’appuntamento si è tenuto a Los Angeles e ha proposto regole più semplici, tempi ridotti e uno streaming globale che ha garantito un grosso seguito. Dodici atleti hanno partecipato a questa prima tappa, che ha rappresentato l’esordio di una lega professionistica di scherma con in palio un montepremi da centomila dollari: una cifra altissima per questo contesto. «Il nostro cruccio, così come per tanti atleti che praticano discipline olimpiche, è quello di non potere vivere solo di sport. Per fortuna esistono i gruppi sportivi militari. Io ho il sostegno dell’Aeronautica Militare per potere continuare la mia carriera, altrimenti ci si deve affidare a sponsor o cercare un’alternativa». Un problema che la World Fencing League spera di potere risolvere, ma la strada è ancora molto lunga.

Intanto, dal 16 al 21 giugno, si terranno gli Europei di scherma ad Antony, in Francia. Battiston è all’ottavo posto nel ranking mondiale dopo due podi in Coppa del Mondo (prima a Orleans, terza a Salt Lake City) e vuole proseguire nel migliore dei modi una stagione già ottima. «Quest’anno sta andando bene, mi rendo conto di stare migliorando da vari punti di vista: l’obiettivo principale ora è gareggiare con serenità e concentrarmi sulla prestazione più che sul risultato finale. Agli Europei arrivo concentrata. L’anno scorso sono stati in casa, a Genova, e per questo volevo la medaglia a tutti i costi. Quest’anno vorrei vivermela senza troppe aspettative, che poi non fanno bene. Se riesci a staccare un po’ da quel pensiero lì ma ti rimane la voglia, viene tutto più facile e sei più leggera».

L’anno scorso sono rientrati nelle competizioni internazionali gli atleti russi: storicamente una potenza, anche nella scherma. Il loro ritorno ha rimescolato le carte in tavola: «Nel 2025 avevano partecipato come atleti neutrali, poi ai Mondiali sono stati riammessi anche nelle prove a squadre. Quest’anno hanno partecipato al Mondiale under 20 come Russia, con inno e bandiera, mentre non è ancora così nel circuito di Coppa del Mondo. A prescindere dal nome che assumeranno, resta il fatto che la loro squadra è parecchio forte. Nella mia disciplina, la sciabola femminile, Yana Egorian è la campionessa del mondo in carica; Alina Mikhailova ha vinto due tappe di Coppa del Mondo e ha fatto un altro podio. Non è affatto facile affrontarle, ma noi ce la mettiamo tutta. Questo sport è in continua evoluzione: di stagione in stagione vedo che c’è grande voglia di migliorarsi, a livello tecnico, fisico e di preparazione, andando a cercare ogni volta anche dei piccolissimi dettagli per crescere. È questa la nostra ricetta per restare sempre al vertice».

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