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Aggiustare un oggetto per aggiustare un sistema che si è rotto: i repair café

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La produzione dei rifiuti elettronici sta aumentando sempre di più e si prevede che questa tendenza non si fermerà. Vediamo, insieme al suo coordinatore, come funziona il Repair Café Trento, quali sono le novità a livello europeo e perché il nostro modello di consumo non può restare così com’è

Quando si rompe un oggetto capita spesso di informarsi sul costo della riparazione per scoprire, però, che è troppo alto. Restano quindi due scelte: tenerlo (se continua a funzionare) o sostituirlo con uno nuovo. È una delle conseguenze di uno stile di consumo, l’usa e getta, che interessa, tra gli altri, i rifiuti elettronici (Raee).

Secondo le stime più recenti, in un anno vengono prodotti 62 miliardi di chili di scarti elettronici, un peso pari a seimila Torri Eiffel: si prevede che questo dato aumenterà ancora. Una delle cause è l’obsolescenza programmata, una strategia con cui le aziende progettano i prodotti per farli durare meno, spingendo all’acquisto di un nuovo modello. In Italia, nel 2018, l’Antitrust scoprì che Apple e Samsung avevano sviluppato aggiornamenti software che rallentavano alcuni dei loro telefoni e le multò: fu la prima condanna del genere al mondo. 

Negli ultimi decenni, diversi esperti e istituzioni hanno sostenuto l’importanza di preferire a un’economia lineare (un modello che comincia con l’estrazione delle risorse e finisce con l’usa e getta) un’economia circolare, orientata a estendere la vita dei prodotti, riducendo i rifiuti. In questo campo l’Italia registra ottime performance, ma è sulla gestione dei Raee che il nostro Paese mostra difficoltà, restando lontano dallo standard indicato dall’Unione europea. Trattare questi rifiuti in maniera efficiente avrebbe notevoli conseguenze positive: diminuirebbe le emissioni di CO2 – riciclare richiede meno energia rispetto a estrarre materie prime per produrre un nuovo bene – e consentirebbe il recupero di elementi preziosi come le terre rare, cruciali in diversi settori strategici.

Nel 2008 l’Unione europea pubblicò una gerarchia della gestione dei rifiuti tuttora valida e sintetizzabile in quattro R: ridurre, riusare, riparare, riciclare. Qualche mese più tardi, ad Amsterdam, la giornalista Martine Postma fondò il primo repair café: un luogo di aggregazione dove riparare gratuitamente gli oggetti rotti insieme a esperti volontari. La cosa funzionò e da allora ne sono nati altri in decine di Paesi: in Italia sono 37, concentrati perlopiù al Centro-nord.

«Il progetto esiste dal 2017. Viene portato avanti dal Museo della Scienza, il MUSE, e da associazioni di volontariato locali», ci racconta racconta Gianluca Lopez, designer del MUSE e coordinatore del Repair Café Trento. Per l’esperienza di alcuni anni e l’integrazione con le istituzioni culturali e tra i cittadini, rappresenta uno degli esempi più interessanti in Italia. L’evento si tiene sei domeniche all’anno, nella piazza del mercatino delle pulci. Qui i volontari – quaranta in tutto, uomini e donne dai venti agli ottanta anni – mettono in piedi una clinica delle cose.

Un repair café svolge un’attività distinta da quella di un centro riparazioni: «Noi vogliamo che il proprietario dell’oggetto partecipi al processo di aggiustamento», spiega Lopez. «Insieme si impara a smontare, a capire qual è il problema e come intervenire. C’è un trasferimento di conoscenza». A ogni evento circa 25 oggetti vengono riparati, con un tasso di successo dell’85 per cento: «Al repair café dello scorso aprile, in poche ore abbiamo riparato 26 beni, evitando l’emissione di 150 chili di CO2», più o meno la stessa quantità prodotta da un viaggio Milano-Napoli in auto, andata e ritorno. Ciascun repair café può iscriversi a The Restart Project, il sito di una startup che tiene traccia delle statistiche di ogni incontro.

La pressione di attivisti come quelli di The Restart Project ha portato a una legge europea sul tema: la direttiva per il diritto alla riparazione, che gli Stati membri dovranno recepire entro luglio 2026. Il documento cerca di garantire ai consumatori il diritto a riparare i propri oggetti a un «prezzo ragionevole» e, tra le altre cose, prevede la creazione di un portale europeo online dove trovare centri di riparazione indipendenti come i repair café. Nonostante l’importanza della direttiva, la prima di questo tipo nella storia dell’Unione, diverse associazioni evidenziano possibili debolezze della legge: ritengono vaga la definizione di prezzo ragionevole per la riparazione, che consentirebbe un margine di interpretazione troppo ampio, e sostengono che la direttiva escluderà diversi oggetti molto usati e, per questo, particolarmente meritevoli di garanzie, come le macchinette del caffè, gli asciugacapelli e le cuffie Bluetooth.

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