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Dentro i quattro giorni romani di Peter Thiel, tra anticristo e One Piece

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Cronache di un’infiltrata alla conferenza più chiacchierata e segreta del momento. Ecco cosa si è detto

L’articolo è pubblicato senza indicare il nome dell’autrice per proteggerne l’identità.

La vita di una dottoranda in materie umanistiche è tutt’altro che appassionante, ma in mezzo a decine di convegni da palpebre a mezz’asta talvolta è possibile incappare in inviti inaspettati. Dopo l’ennesima presentazione del saggio di un qualche vecchio socialista che racconta la storia della sua sezione locale del partito, finalmente si presenta l’occasione più ghiotta di tutte: Peter Thiel, il fondatore di PayPal e, soprattutto, di Palantir, sarà a Roma per quattro incontri a porte chiuse sul tema dell’anticristo. Dopo anni di minestrina insipida, è arrivato il cheeseburger.

Riassunto delle puntate precedenti per chi non conoscesse il relatore. Peter Thiel è uno degli uomini più influenti del capitalismo tecnologico americano: cofondatore di PayPal assieme a Elon Musk, fondatore appunto di Palantir e investitore di primissimo piano in Silicon Valley, è da anni una figura capace di combinare insieme finanza, tecnologia, intelligence e visione strategica. Se PayPal è ormai uno strumento quotidiano per milioni di persone, nessun comune cittadino può entrare (direttamente) in contatto con Palantir. È infatti una società che funge da data processor: prende enormi quantità di dati dispersi, sensibili e spesso non comunicanti tra loro, li integra in un unico ambiente operativo e li trasforma in strumenti di analisi, coordinamento e decisione, dall’intelligence alla difesa fino alla sanità pubblica. Tutto molto bello sulla carta, se non fosse che tra i tanti clienti di Palantir c’è, per esempio, l’Ice, l’agenzia federale statunitense che negli ultimi anni Trump sta utilizzando come milizia d’élite della sua amministrazione. La collaborazione tra il governo e l’azienda di Thiel è di lunga data, ma recente è invece il contratto da 30 milioni di dollari per sviluppare un nuovo sistema capace di identificare immigrati irregolari.

La stessa mente dietro a tutto questo è solita dilettarsi anche in considerevoli elucubrazioni mentali su temi disparati, ma il suo core business intellettuale è il cristianesimo. Thiel ha una laurea in filosofia a Stanford, dove ha studiato con René Girard, di cui si considera un allievo. Da qui le sue riflessioni sul mondo e la società, che partono da lontano. Tra le sue opere più note c’è Il momento straussiano (in Italia edito dai tipi di Liberilibri), che rappresenta il suo manifesto e il succo della quattro-giorni romana che ha organizzato. Data l’aura di mistero che aleggiava, gli annunci roboanti dei giornali e la riservatezza richiesta dall’organizzazione, auspicavamo grandi rivelazioni sui destini del pianeta. E invece.

Partiamo subito col dire che la platea non è quella che ci si poteva aspettare. Politici, Ceo, lobbisti e fondamentalisti cattolici? Niente di tutto questo. I volti noti, quasi tutti del giornalismo, sono stati pochi e presenti solo il primo giorno. La platea è stata composta prevalentemente da studenti universitari, accademici e studiosi, per la metà stranieri. Un’ora Thiel spiegava, un’altra rispondeva alle domande (anche) del pubblico, spesso più puntuali e approfondite delle risposte.

L’anticristo, il falso salvatore del mondo, è il protagonista assoluto. Nell’arco dei quattro appuntamenti il patron di Palantir ha usato spunti antichi e moderni, alti e bassi, per trasmettere la gravità del momento storico che stiamo vivendo. Nel lessico di Thiel la figura dell’anticristo non si esaurisce nella speculazione teologica: diventa una chiave per interpretare la crisi dell’Occidente, il destino delle democrazie liberali, il rapporto tra tecnica e potere e, soprattutto, il conflitto strategico tra Stati Uniti e Cina.

Ebbene, il succo del tanto chiacchierato incontro è tutto qua. Più che un convegno politico in senso stretto, è sembrato un laboratorio culturale in cui provare a dare una veste filosofica e religiosa a una precisa lettura del presente. Per chi cercava lo scandalo, in realtà Thiel non ha aggiunto niente rispetto alle posizioni che aveva già espresso in passato. La novità, piuttosto, è stata scoprire la vacuità degli argomenti in supporto alle sue tesi.

Le “lezioni” di Thiel sono superficiali se mastichi la materia (o, meglio, le materie: filosofia, storia, cristianesimo) e confusionarie per chi invece ne è digiuno. Le opinioni controverse ci sono, certo: l’anticristo si paleserà sotto forma di forza politica e Trump è l’unico che può fermarlo; gli Usa sono gli eredi legittimi dell’Impero romano e l’ultimo baluardo prima che cada l’occidente e, quindi, il mondo; Ucraina, Iran, Groenlandia eccetera sono solo bazzecole, la vera sfida è con la Cina e si combatte sul terreno dell’Ia; ah, e il Covid-19 è stato un’arma biologica.

A colpire è anche la mappa culturale dei riferimenti letterari: accanto ai classici della modernità, da Bacon a Swift, ci sono il solito Tolkien, ma anche la graphic novel Watchmen e perfino il manga One Piece. Sì, perché a quanto pare il pirata Monkey D. Luffy è in realtà una rappresentazione di Gesù che libera il mondo dal male. Avete presente il meme del sig. Burns che si traveste da skater per ingraziarsi i giovani? Ecco.

Penso che il vero obiettivo della vacanza romana di Peter Thiel fosse lanciare un messaggio, anzi, un guanto di sfida al Vaticano, ritenuto ormai troppo woke. Ma se mettiamo un secondo da parte le implicazioni politico-istituzionali, rimane perplessità sul grande affresco di Thiel, quel che vuole raccontare e come lo racconta.

Alla fine, più delle singole provocazioni, resta la sensazione di aver assistito a un esercizio di legittimazione culturale del potere tecnologico. La questione non è se Peter Thiel abbia offerto una lettura convincente del nostro tempo. La domanda è un’altra: quanto può incidere una visione che appare a tratti irrisolta, ma che viene proposta da un uomo che dispone di risorse, relazioni e influenza sufficienti per trasformare idee controverse in infrastrutture del presente? È qui che questi incontri smettono di essere una curiosità romana e diventano un fatto politico. Perché quando il pensiero apocalittico si intreccia con il potere economico e con la competizione globale sull’intelligenza artificiale, il confine tra seminario e progetto di mondo diventa molto più sottile.

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