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26 | Sul dissesto

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L'editoriale di presentazione del ventiseiesimo numero di Prismag. La versione completa è disponibile per gli abbonati

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Editoriale di presentazione (di Francesco Stati)

Ci accorgiamo del dissesto quando qualcosa cede. Una strada chiude, una frana si riattiva, un lago si prosciuga, un ospedale resta senza personale. Il cedimento visibile, però, è quasi sempre l’ultimo atto di una lunga trascuratezza. Prima ci sono stati rinvii, piani fermi, riforme incompiute, manutenzioni mancate, territori considerati marginali finché l’emergenza non li ha riportati al centro. Raccontare il dissesto significa risalire lungo queste crepe, prima ancora di fotografare le macerie.

In Sicilia partiamo dal lago di Pergusa, diventato il simbolo del dissesto idrico nelle aree interne, per capire come siccità e gestione fragile del territorio stiano cambiando la vita delle comunità. In Molise raccontiamo Petacciato, dove una frana studiata da oltre cinquant’anni continua a condizionare la quotidianità di cittadini che restano isolati, stretti tra burocrazia, servizi insufficienti e tempi amministrativi ormai superati dalla velocità del cambiamento climatico.

A dieci anni dal terremoto, Amatrice resta una domanda aperta. Terremosse prova a rispondere con dieci interventi costruiti insieme alla comunità, rimettendo al centro luoghi, persone e desideri. Messina, con le sue baraccopoli, racconta un dissesto lungo più di un secolo: una ricostruzione rinviata fino a trasformarsi in condizione sociale permanente.

Il Tagliamento porta il ragionamento in un’altra direzione. Se l’ultimo fiume naturale alpino viene letto soltanto come un rischio da contenere, si perde la possibilità di imparare dal suo equilibrio. Legambiente, comitati e studiosi spiegano come un fiume libero possa indicare alternative all’ingegneria del controllo e aprire uno sguardo diverso sul rapporto tra territori, sicurezza e adattamento.

Il dissesto attraversa anche istituzioni e Stato. Le università telematiche crescono mentre la vita fuorisede diventa sempre più insostenibile. L’intelligenza artificiale entra in un Paese che fatica a collegare ricerca, scuola e impresa. La sanità pubblica accumula riforme, mentre mancano personale, continuità organizzativa e fondi Pnrr già trasformati in servizi. Il Sudan, quasi fuori dal campo visivo della politica internazionale, mostra la forma più estrema del dissesto umanitario.

Questo numero guarda a un Paese che cede e a un mondo che cambia. Lo fa per capire dove intervenire prima che la crepa diventi voragine, ricostruendo responsabilità, ritardi e possibilità ancora aperte.

In questo numero

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