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Francesco, il papa che lanciava la zuppa sui quadri

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Una breve biografia ecologista di Papa Francesco, il primo papa ambientalista

Nel 2021, papa Francesco incontrò a Roma alcuni rappresentanti dei movimenti giovanili per il clima, in quel momento ancora al centro del dibattito politico. Fu un’occasione non scontata, perché insieme all’associazionismo cattolico parteciparono anche realtà non religiose che, per il loro background, si trovano più spesso a bazzicare centri sociali e aule occupate che non le chiese. Alla fine, il pontefice disse ai rappresentanti dei movimenti: «Fate chiasso e riportate l’umanità con la schiena dritta». Quella giornata e quell’incontro furono il punto culminante di un percorso iniziato tempo prima, che oggi ha portato in molti, dopo la sua morte, a parlare della perdita del «primo papa ambientalista».

Le tappe di papa Thunberg

Quando diventa capo della Chiesa cattolica, nel 2013, Jorge Mario Bergoglio decide di mettere le questioni ambientali al centro della sua agenda politica e religiosa. La scelta sorprese molti: Francesco era arrivato a Roma accompagnato dalla fama di religioso moderato, vicino alla destra peronista della sua argentina. Ma la sua svolta ecologista non era del tutto imprevedibile.

Chi ne ha studiato la traiettoria individua un primo segno della sua inclinazione a difesa del clima e dell’ambiente nella quinta Conferenza episcopale latinoamericana del 2007. In quell’occasione si riunirono 163 vescovi da tutta la regione, che per due settimane discussero nella città brasiliana di Aparecida quale linea dovesse darsi la Chiesa su temi che in quel momento storico sembravano centrali. La redazione del documento conclusivo fu affidata proprio a Bergoglio, allora vescovo della sua Buenos Aires. In quel testo fece apparire un’espressione poi molto usata durante il suo periodo vaticano: «ecologia integrale».

Il 2015 è l’anno del grande ottimismo per i movimenti ambientalisti globali. Dopo ventun anni di incontri promossi dalle Nazioni unite, i governi del pianeta sottoscrivono a novembre un trattato, l’accordo di Parigi, che tuttora è considerato l’intesa più avanzata in materia di contrasto alla crisi climatica. Alcuni mesi prima, in maggio, era però già stato pubblicato un altro documento: la Laudato si’, la seconda enciclica di Bergoglio. Idealmente lettere per i vescovi di tutto il mondo, le encicliche sono di fatto i documenti con cui i papi esprimono la loro visione della Chiesa. Laudato si’ è una citazione dalle prime parole del Cantico delle creature, il popolarissimo inno alla natura e al creato di  san Francesco. Che un papa citi un santo non è una notizia. Lo è di più che la parte rimanente del testo sia divisa in aree tematiche simili a quelle che si troverebbero in report ufficiali di organizzazioni internazionali e ricerche scientifiche: biodiversità, riscaldamento globale, gestione delle acque, disuguaglianze, dibattito pubblico. L’invito ai fedeli è di «ascoltare il grido della terra e il grido dei poveri» per sconfiggere la crisi ecologica, «conseguenza drammatica dell’attività incontrollata dell’essere umano». «Questa economia uccide», dice papa Francesco, che spiega come il testo sia «non un’enciclica verde, ma un’enciclica sociale». La Laudato si’ è il testo di un religioso che ha letto la comunità scientifica e la prende sul serio. È  il testo di un religioso che crede che la crisi ecologica abbia a che fare con l’economia e «il profitto messo al primo posto».

Nel 2019, quando scoppia la nuova ondata di movimenti per il clima, papa Francesco ne incontra l’esponente più nota, Greta Thunberg. Pochi mesi prima aveva aperto il sinodo per l’Amazzonia, un grande incontro teologico dedicato ai popoli nativi amazzonici minacciati da deforestazione, riscaldamento globale, sottrazione di risorse e spazi. Nel 2022 la Santa Sede – intesa stavolta come Stato sovrano – aderisce alla convenzione delle Nazioni unite sul contrasto al riscaldamento globale. Nel 2023 pubblica la Laudate Deum, un aggiornamento della Laudato si’ più duro, che punta il dito con maggior chiarezza su negazionismo climatico e interessi economici. Quello stesso anno annuncia l’intenzione di partecipare alla Cop di Dubai, l’incontro negoziale sul clima delle Nazioni unite. Sarebbe la prima volta di un papa, ma alla fine è costretto a rinunciare per motivi di salute.

Le novità di Bergoglio

Papa Francesco non è il primo pontefice a parlare di problemi ambientali. L’idea (condivisa da Bergoglio) che gli eccessi della tecnica sfidino un equilibrio naturale che, in qualche modo, è anche divino, non è nuova. Sulla base dello stesso argomento, la Chiesa – prima e con Bergoglio – combatte, ad esempio, l’aborto. Ma la dimensione politica è del tutto originale. Francesco non invita genericamente a rispettare la natura: usa dati, evidenze scientifiche, parla di energia, industria, città, lavoro. E quando deve indicare i colpevoli non guarda solo alla hubris della modernità, ma a un sistema economico che definisce avaro e votato al profitto.

Il papa è un uomo di Dio per chi crede, ma un uomo politico per tutti. «È il più sorprendente e forse il più ambizioso documento papale degli ultimi cento anni, dal momento che è rivolto non solo ai cattolici o ai cristiani, ma è per tutti sulla Terra», scrive nel 2015 il quotidiano britannico Guardian a proposito della Laudato si’. Bergoglio usa il soft power della Chiesa per promuovere un’agenda egualitaria dal punto di vista sociale e, appunto, ecologista. Con l’azione delle conferenze episcopali nazionali si inserisce nei diversi dibattiti locali; con le encicliche tenta di influenzare i processi negoziali sul clima.

Jorge Mario Bergoglio non vive abbastanza da partecipare a una Cop, come avrebbe voluto, né da vedere tradotta in realtà l’agenda che ha provato a promuovere. Ma a prescindere dalle scelte che prenderà il suo successore, Leone XIV, la sensazione è che l’anima ecologista integrale della Chiesa cattolica non sparirà con Francesco.

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