Sostenere significa proteggere, proteggere significa conservare. E il primo passo per conservare la vita sulla Terra è acquisire consapevolezza del ruolo che l’umanità ha nel mondo che la ospita. L’istinto di sopravvivenza spinge anche il genere umano alla ricerca della prosperità, ma senza un equilibrio tra le risorse naturali e i diritti sociali che eredità potrà lasciare l’essere umano alle future generazioni? Questo l’interrogativo a cui vuole rispondere la mostra itinerante L’eredità della vita. Il clima è una scelta: salviamo il futuro. Inaugurata nel 2021, la mostra fa parte del progetto Cambio io, cambia il mondo promosso e coordinato dalla Fondazione Be The Hope e sostenuto dai fondi dell’8×1000 dell’Istituto buddista italiano Soka Gakkai.
Dal 10 al 18 aprile L’eredità della vita ha fatto tappa nella città di Rovigo, presso la Sala della Gran Guardia, dove più di novecento persone tra cui 316 giovani e studenti hanno visitato l’esposizione gratuita per comprendere cosa siano i cambiamenti climatici e come le persone comuni possano agire per invertire la rotta attuale.
In diciotto pannelli, partendo dai dati sulla crisi climatica passando per gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, i visitatori raggiungono il cuore del percorso espositivo quando viene data loro la possibilità di riflettere sulla loro vita quotidiana e decidere in che modo agire in prima persona per contrastare problemi di vasta portata: la deforestazione, la dipendenza energetica dai combustibili fossili, la sovrapproduzione o lo spreco alimentare, l’espansione delle città. «Questi diciotto pannelli hanno l’obiettivo di toccare il cuore di ogni visitatore», introduce Sara Cozzone, coordinatrice eventi e campagne del progetto Cambio io, cambia il mondo. «Quando si parla di cambiamento climatico si corre il rischio di spaventare le persone. Per questo abbiamo costruito la mostra come un passaggio dalla consapevolezza all’azione. Non vogliamo che le persone escano preoccupate, ma responsabilizzate. Che è una parola molto più viva».
Non appena i visitatori varcano la soglia, vengono accolti da una guida volontaria che li accompagna e invita alla riflessione durante l’intera visita. «La crisi climatica non è qualcosa di lontano. Riguarda energia, città, cibo, consumi: tutto quello che ci circonda e che rappresenta la nostra quotidianità», continua Cozzone, parlando dell’importanza di instaurare un dialogo creativo e attuale. «Anche le azioni che possiamo mettere in campo devono essere concrete, semplici e alla portata di tutti».
«La gente entra solo per curiosità, ma quando esce ha già deciso di fare qualcosa in più», racconta Valentina, una delle guide della tappa rodigina. «Non esistono due visite uguali, ma a un certo punto arriva quel momento in cui i visitatori si fermano davvero e inizia un confronto sincero fatto di consigli dati e ricevuti, riflessioni su possibili soluzioni e scambi di punti di vista, talvolta divergenti. Proprio per questo sono però così preziosi, perché dimostrano che la diversità è un valore».
Come altre iniziative di Cambio io, cambia il mondo, anche la mostra L’eredità della vita si rivolge alle classi di scuole medie e superiori. Dialogare con i più giovani è una missione che si ricollega all’Appello alla resilienza e alla speranza di Adolfo Perez Esquivel e Daisaku Ikeda. Nelle parole dei due filosofi risuona la stessa fiducia nutrita dagli organizzatori della mostra: «Ci rivolgiamo ai giovani del mondo affinché si uniscano per affrontare le importanti sfide dell’umanità e divengano costruttori della propria vita e della storia del nuovo millennio». Tra i centoventuno volontari, Simone ha guidato alcune classi nel percorso espositivo: «Il cambiamento non avviene solo all’interno della sala. Anzi, spesso i momenti più forti sono nati fuori. I professori hanno accompagnato le classi, ma avevano iniziato a preparare i ragazzi già nei giorni precedenti alla visita. In classe hanno parlato di biodiversità, di cittadinanza attiva, di diritti umani, in modo tale che, al momento della visita, gli studenti avessero già un’idea di quello che avrebbero visitato nel percorso espositivo». L’intervento degli studenti è attivo, pieno di domande: «Durante la mostra, le parole studiate prendono forma. E spesso, poi, si trasformano in azioni concrete».
La mostra è concepita per allargare gli orizzonti, creando connessioni e coinvolgendo le realtà locali, come associazioni e comunità impegnate nel contrasto ai cambiamenti climatici, nella cura dell’ambiente o nella protezione della biodiversità. Nella tappa di Rovigo il progetto ha collaborato con la onlus Plastic Free, che ha organizzato una campagna di raccolta rifiuti abbandonati incentrata sui mozziconi di sigaretta. La pulizia ambientale del centro cittadino si è conclusa con il conferimento di 6.500 mozziconi, raccolti in due ore di attività. L’intenzione della mostra è accompagnare ciascun visitatore a trovare il coraggio di compiere una trasformazione interiore duratura, alimentata dal senso di speranza e di fiducia nelle altre persone. Conclude Iris Nicomedi, direttrice esecutiva del progetto Cambio io, cambia il mondo: «La mostra non si conclude davanti all’ultimo pannello. Gli esempi finali sono l’ispirazione che incoraggia ciascun individuo ad agire non appena esce. L’eredità della vita è costruita come un percorso lineare, ma funziona come un’onda. Parte dai dati, attraversa le cause – combustibili fossili, deforestazione, modelli di consumo – e arriva a una domanda semplice e spiazzante: e io, cosa faccio? Da quel punto in poi non è più un’esposizione. Diventa una lente che ti porti dietro per osservare in modo diverso la quotidianità: quando fai la doccia, quando fai la spesa, quando vai in vacanza, quando ti sposti in città. Sono piccole scelte quotidiane, certo. Ma quando diventano collettive cominciano a dare forma al cambiamento».





