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James Talarico e la strategia della fede

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Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti preoccupano i democratici che, per riconquistare il Senato, devono mantenere i seggi e guadagnarne nuovi. James Talarico si distingue per il suo approccio progressista, combinando il messaggio politico con la fede, con una strategia che può vincere anche l'elettorato conservatore del Texas

Le elezioni di metà mandato in arrivo preoccupano tutti gli attori politici statunitensi. L’operato della presidenza è infatti condizionato dal potere che controlla il Congresso: in particolare, il Senato possiede una forza strategica nella conferma delle nomine presidenziali. Al momento, la larga maggioranza del Senato è repubblicana: per recuperare, i democratici hanno bisogno di mantenere tutti i seggi che già possiedono e guadagnarne altri quattro. Un’impresa per nulla facile: il recentissimo ritiro della candidatura di Graham Platner per il seggio del Senato federale in Maine è stato un duro colpo per i dem, che li costringerà ad affinare il loro piano per vincere le midterms.

C’è però un’altra carta da giocare: James Talarico, democratico in corsa per il Senato federale in Texas, che ha recentemente vinto le primarie del partito sconfiggendo la rivale Jasmine Crockett. Prima di essere eletto rappresentante nella Camera del Texas, Talarico era un insegnante alle scuole medie. Un dettaglio in particolare lo rende però un candidato fuori dalle righe: Talarico sta studiando per diventare un ministro del culto presbiteriano

La conseguenza è che la comunicazione di Talarico integra il messaggio politico alla sua formazione religiosa: egli definisce il nazionalismo cristiano un «movimento politico» dedicato alla «venerazione del potere» e sostiene che il messaggio di Cristo si avvicini molto più agli ideali progressisti che a quelli conservatori. 

Questa prospettiva si traduce prima di tutto in implicazioni istituzionali ed economiche. Per esempio, l’amore per il prossimo predicato da Cristo nel comandamento dell’amore significherebbe, in concreto, umanizzare le politiche migratorie: il confine del Paese, sostiene Talarico, dev’essere trattato come la porta di casa, che ha sì di fronte un tappetino che dà il benvenuto agli ospiti ma anche una serratura. L’idea è dunque quella di veicolare un messaggio moderato, adatto all’elettorato conservatore del Texas a cui il candidato democratico si rivolge: l’immigrazione va controllata, ma con umanità e criterio. 

L’incrocio tra la dimensione economica e quella religiosa è sintetizzato nel suo slogan elettorale: «It’s time to start flipping tables», ovvero «È giunta l’ora di ribaltare i tavoli». Si tratta di un riferimento al noto episodio – raccontato nei Vangeli – che vede Gesù ribaltare i tavoli di cambiavalute e mercanti per scacciarli dal tempio di Gerusalemme, dopo che hanno trasformato un luogo di culto in un mercato. L’approccio religioso al pensiero progressista permette a Talarico di combattere il nazionalismo cristiano dal punto di vista di un addetto ai lavori, come è accaduto in occasione della sua opposizione alla recente legge statale che impone l’affissione dei dieci comandamenti in ogni classe della scuola pubblica. 

Un punto debole della retorica di Talarico riguarda le sue posizioni sui diritti civili; come quella controversa che lo ha vistosuggerire che l’aborto potrebbe avere un fondamento biblico. Le affermazioni di Talarico, inoltre, sono tutt’altro che pacifiche nel dibattito dottrinale. Apparirebbe dunque più logico concentrarsi sulle implicazioni che il messaggio cristiano ha sul modo in cui sono affrontate le sperequazioni sociali. 

La portata innovativa della comunicazione di Talarico si intuisce nel confronto con la sua principale sfidante alle primarie democratiche la rappresentante federale del Texas Jasmine Crockett. Le posizioni dei due candidati sono molto simili ma Crockett, essendo un membro del Congresso, ha avuto la possibilità di associarsi in modo più marcato con l’operato nazionale del Partito democratico. È sicuramente più riconoscibile alla base democratica, rischiando di alienare l’elettorato conservatore e indipendente. Al contrario, Talarico appare dissociato dalle policies – o meglio, dai politici – dell’establishment democratico, non solo perché è una figura nuova sul piano nazionale, ma anche perché usa un linguaggio radicalmente diverso. 

L’elemento fondamentale che questa nuova tattica comunicativa porta a favore di Talarico è dunque l’eleggibilità. È difficile spiegare quanto conservatore sia ancora il Texas: i democratici non vincono un’elezione a livello statale dal 1994. Per vincere questa corsa cruciale è necessaria una strategia coordinata da parte dei democratici.

La buona notizia per loro è che il candidato repubblicano, l’Attorney General del Texas Ken Paxton, sembra essere uno dei più deboli della storia dello Stato. È stato coinvolto in più vicende legali e addirittura in un procedimento di impeachment, che è risultato in un’assoluzione per appena due voti. La sua candidatura nasce inoltre da una primaria estremamente divisa: il suo rivale, John Cornyn, è uno dei soli due senatori uscenti a non essere ricandidato, non avendo ottenuto il fondamentale endorsement di Trump. Un sondaggio condotto dal New York Times e dal Siena College dà addirittura uguali possibilità di essere eletti ai due candidati, che ottengono entrambi il 47 per cento. La debolezza di Paxton sembra creare un’occasione ghiotta per i democratici, che necessitano assolutamente di una blue wave nelle elezioni di metà mandato.

Sono queste le ragioni per cui Talarico è ben più di un potenziale senatore. Potrebbe rappresentare il modello per attrarre supporto nella base repubblicana, raccogliendo consenso proprio dal bacino elettorale più inaspettato. Il suo fascino trascende le appartenenze politiche e potrebbe essere una forza senza pari. Le midterms del 2026 saranno il banco di prova definitivo.

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