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Quando una donna cerca Dio: la risposta di una monaca Hare Krishna

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Nel tempio ha trovato ciò che il mondo non le offriva: accoglienza, ascolto e un Dio senza giudizio. La testimonianza di una monaca Hare Krishna che interroga il nostro modo di pensare la fede al femminile

Nell’estate del 2020, mentre la maggior parte dei suoi coetanei cercava di rimettere insieme i pezzi dopo il primo lockdown, Kama Gayatry saliva su una bici. Erano le quattro del mattino, Torino era ancora immersa nel silenzio, le strade vuote, l’aria tagliente. Pedalava per raggiungere il centro Hare Krishna, dall’altra parte della città. «Non ho potuto chiedere a mio padre di accompagnarmi, era troppo presto. Quella fu la prima volta che mi recai in un tempio Hare Krishna. Al ritorno ho avuto più problemi: avevo solo vestiti pesanti e il sole di giugno si faceva sentire. In più, mi sono ustionata tutte le parti del corpo non coperte», ride, mentre mi racconta il suo primo giorno al tempio. «Quando sono tornata a casa ero accaldata e bruciata, ma felice. Sentivo di aver trovato il mio posto».

Oggi ha ventisette anni, è una monaca Hare Krishna e vive nel tempio di Goloka Ecofarm, nei boschi liguri della provincia di Savona. Cresciuta in una famiglia cattolica, non ha mai smesso di cercare una via spirituale. «Non capivo perché in chiesa ci fosse così tanto spazio per l’Inferno e così poco per la gioia. Sembrava che Dio fosse più giudice che amore».

La sua scelta, radicale ma consapevole, si inserisce in una tendenza ancora poco raccontata. Secondo uno studio dei sociologi Stefania Palmisano e Lorenzo Todesco (2021), le donne in Italia risultano più religiose degli uomini in tutte le dimensioni: spirituale, identitaria, comportamentale e istituzionale. Ma cosa cercano davvero? Per Kama Gayatry, la risposta è arrivata dalla Bhakti, la via devozionale. «Nel pensiero vedico ho trovato un Dio gioioso, non punitivo. La spiritualità non è sacrificio, ma connessione. E praticarla senza sentirmi sbagliata è stato liberatorio». Oggi la sua vita segue i ritmi della comunità in cui vive: sveglia alle 4:30, meditazione, canti, lavori manuali o intellettuali, dalla cucina all’orto alla cura degli animali, fino all’accoglienza dei visitatori e alla creazione di contenuti per il suo profilo TikTok, che conta poco più di ventiseimila follower. «La mia vita di prima era fatta di abitudini che non sentivo davvero mie. Uscivo, partecipavo ad attività “normali”, ma senza entusiasmo. Rinunciare a certi comportamenti, come mangiare carne o fare festa fino a tardi, per me non è stato un sacrificio. Anzi, è stato un sollievo. Non mi manca quella vita, perché qui sento di poter essere me stessa senza dovermi adattare a modelli che non mi appartengono». 

Cosa significa essere donna in un contesto religioso così lontano da quello cattolico dominante, in Italia? «Nel pensiero Hare Krishna l’anima non ha genere. Tutte le anime sono femminili rispetto a Dio, che rappresenta l’energia maschile. Ma il corpo in cui l’anima risiede e i suoi bisogni differenti vengono ascoltati, non negati. Quando ho il ciclo, ad esempio, posso riposare. Nessuno mi dice che devo stringere i denti e far finta di niente. Questo fuori, nella società, ancora non succede spesso». 

Da quando è nato, il movimento Hare Krishna ha attraversato periodi turbolenti e di scandali. «Non idealizzo nulla. Anche nel nostro movimento ci sono state controversie. Ci accusano di essere una setta, o ci criticano per episodi del passato. Ma oggi esistono percorsi di formazione per prevenire abusi, spazi di ascolto, regole chiare. Non neghiamo gli errori, cerchiamo di correggerli». Con il suo profilo TikTok, Kama Gayatri non vuole convertire. «Creo contenuti per restituire qualcosa. Se ho trovato questa gioia nella mia vita è perché qualcuno, un giorno, si è fatto vedere, ha parlato, ha lasciato una traccia. Il mio messaggio è questo: fai una ricerca spirituale, non importa quale. Non devi diventare Hare Krishna, non devi cambiare tutta la tua vita. Ma comincia a porti delle domande, ad ascoltarti. C’è un altro modo di vivere, e se anche solo una persona lo intuisce grazie a quello che condivido, allora ne è valsa la pena».

Oltre alle attività del tempio e alla divulgazione sui social, come monaca Hare Krishna Kama Gayatry partecipa al progetto Food for Life, iniziativa nata per portare pasti vegetariani gratuiti alle persone senza fissa dimora voluta da Srila Prabhupada, che affermò che nessuno debba soffrire la fame vicino a un tempio. «La spiritualità non è solo meditazione, è servizio, è stare nel mondo. È scegliere di rispondere con gentilezza, anche quando è difficile».E così, mentre molte donne oggi fuggono dalla religione per sottrarsi a una visione patriarcale del mondo, alcune, come Kama Gayatry, vi entrano per trovare un altro modo di abitare il femminile, di vivere il corpo e il sacro. Non è contraddizione. È complessità.

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