Due eliporti. Due piscine panoramiche. Una spa, una palestra, un campo da golf in miniatura. Undici cabine di lusso, quarantadue membri d’equipaggio e un valore stimato di 450 milioni di dollari. Lungo 117 metri, il Boardwalk non è soltanto uno dei più grandi yacht privati al mondo ma è anche il mezzo scelto dall’ambasciatore statunitense Tilman J. Fertitta per attraversare l’Italia nell’ambito del Freedom 250 Coastal Diplomacy Tour. Da metà giugno, infatti, si sta volgendo nei mari italiani l’iniziativa con cui gli Stati Uniti celebrano il 250° anniversario della Dichiarazione d’indipendenza e gli ottant’anni della Repubblica italiana.
Tilman J. Fertitta non è un diplomatico di carriera ma uno degli imprenditori più ricchi degli Stati Uniti, oltre che uno dei principali sostenitori economici della campagna elettorale di Donald Trump. Proprietario del gruppo Landry’s, della franchigia Nba degli Houston Rockets, di casinò, alberghi e ristoranti disseminati nel Paese, Fertitta incarna il connubio tra successo economico e potere pubblico, tipico dell’epoca trumpiana. Così, a bordo del suo yacht, Fertitta riceve sindaci, imprenditori, rappresentanti delle istituzioni e autorità locali con l’obiettivo dichiarato di «promuovere l’innovazione e il commercio americani» e rafforzare i rapporti tra i due Paesi.
Il tour, partito da Civitavecchia il 13 giugno, ha già fatto tappa, senza troppi clamori, a Napoli, Palermo, Cefalù e Ravenna, e toccherà in tutto tredici regioni italiane. Ovunque lo schema è lo stesso: incontri istituzionali a bordo dello yacht e un imponente apparato di sicurezza predisposto dalle autorità italiane. Rispondendo a un’interpellanza presentata alla Camera da Angelo Bonelli e Luana Zanella (Alleanza Verdi e Sinistra), il governo ha confermato che Fertitta beneficia del dispositivo di protezione di primo livello, il più elevato previsto dall’ordinamento italiano. Solo per la tappa veneziana sono stati impiegati cinquanta operatori dei reparti inquadrati, unità della Guardia di finanza, assetti aeronavali e sistemi anti drone. Il viceministro Valentino Valentini ha spiegato che tali misure discendono dagli obblighi previsti dalla Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche e che il Boardwalk viene considerato una dimora temporanea dell’ambasciatore. Mentre l’ambasciata americana rivendica che il viaggio è finanziato personalmente da Fertitta, nessuno ha ancora chiarito quale sia il costo sostenuto dallo Stato italiano per accompagnare due mesi di navigazione con un dispositivo di sicurezza permanente. Né ne ha quantificato il personale e i mezzi.
La tappa più recente – e contestata – del tour è stata quella del 17 luglio a Venezia. Non soltanto perché il Boardwalk è approdato nel pieno della festa del Redentore, una delle ricorrenze più importanti della città, ma perché per i movimenti veneziani, già molto sensibili al tema delle grandi navi in laguna, l’arrivo dell’ambasciatore rappresenta la prosecuzione di un modello già visto: Venezia trasformata in una prestigiosa e fastosa passerella, sottratta ai suoi cittadini.

«Ancora una volta, come con Jeff Bezos, Venezia si ritrova ostaggio di un multimiliardario che pretende di utilizzare la città come vuole», dichiara Stella, attivista del Laboratorio Morion alla vigilia della manifestazione. «Fertitta rappresenta Trump in Italia, ma rappresenta anche un modello politico in cui il potere economico e quello istituzionale coincidono. Il suo yacht da 450 milioni di dollari diventa uno strumento politico, un’esibizione di ricchezza e di forza». Federica, anche lei attivista del Laboratorio Morion, richiama invece il rapporto con la città. «Il suo arrivo coincide con il Redentore, che per Venezia ha un enorme valore simbolico. Eventi di questo tipo sottraggono spazio pubblico ai cittadini: anche solo per consentire la permanenza dello yacht e del dispositivo di sicurezza vengono interdette ampie porzioni della laguna».
Venerdì 17 luglio oltre cinquecento persone hanno sfilato da Campo San Zaccaria fino a Riva dei Sette Martiri, dove il Boardwalk era ormeggiato. Davanti allo schieramento delle forze dell’ordine si sono registrati momenti di tensione e alcune cariche, senza arresti. Il Boardwalk continuerà il suo viaggio lungo le coste italiane ancora per diverse settimane, ma per gli organizzatori della manifestazione l’obiettivo era ribaltare l’immagine di Venezia come funzionale scenografia del lusso globale. «Siamo riusciti a utilizzare la visibilità internazionale della città per parlare di guerra, Palestina e crisi climatica», commenta Stella «Non abbiamo lasciato che Venezia si trasformasse nell’ennesima cartolina per un gruppo di miliardari».





