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Diritti d’autore: il ruolo della Siae

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I diritti d’autore si traducono, per chi fa musica, in una delle principali fonti di reddito. Il titolare del diritto d’autore acquista una serie di diritti connessi, come quello alla titolarità dell’opera e al suo sfruttamento. Nel mercato musicale tali diritti vengono spesso gestiti da soggetti terzi: in Italia un ruolo fondamentale è ricoperto dalla Siae che, oggi, vede vacillare la propria posizione

Tutte le opere, artistiche, musicali, letterarie che siano, nascono da un’idea che viene tutelata dalla legge attraverso il diritto d’autore. La nascita del diritto d’autore coincide con il momento della creazione dell’idea, senza ulteriori formalità. Al diritto d’autore si ricollegano anche i diritti morali di paternità dell’opera, imprescrittibili, inalienabili e irrinunciabili, oltre ai diritti patrimoniali. Questi ultimi sono liberamente cedibili e sfruttabili dal loro titolare e valgono per tutta la vita dell’autore fino a 70 anni dalla sua morte. Il diritto d’autore è spesso strettamente legato a soggetti intermediari che si occupano della gestione dei diritti autorizzandone l’utilizzo, riscuotendo e dividendone poi i proventi. In Italia il soggetto intermediario, il più delle volte, coincide con la Siae; questo grazie anche alla legge 633 del 1941 che, nella sua formulazione originaria, le affidava in via esclusiva l’attività di intermediazione per l’esercizio dei diritti economici sulle opere.

La Siae (Società italiana degli autori ed editori) si occupa infatti della tutela e della gestione dei diritti patrimoniali dei suoi iscritti, non necessariamente musicali ma anche teatrali, letterari o cinematografici.

La gestione dei diritti d’autore in Italia coincide con la Siae e ciò è vero almeno fino al 2016. Proprio in quest’anno l’Unione europea ha adottato un’importante direttiva, nota come direttiva Barnier, recepita in Italia con il decreto legislativo n. 35 del 15 marzo 2017. La direttiva ha istituito un quadro regolamentare omogeneo diretto a garantire la trasparenza e l’efficienza di tutte le società di autori in Europa, liberalizzando il mercato del copyright.

Tuttavia, nonostante il recepimento della stessa, il quadro normativo in Italia è rimasto sostanzialmente invariato e l’attività di intermediazione e riscossione dei diritti è rimasta, di fatto, affidata alla Siae e ad altre associazioni senza scopo di lucro. Questo perché la normativa italiana prevede che gli autori possano affidare la gestione dei propri diritti di proprietà intellettuale a società all’interno dell’Unione europea, liberamente scegliendo fra organizzazioni di gestione collettiva (Ogc) o entità di gestione indipendente (Egi).

Già nel 2016, quale conseguenza alla normativa europea, si è fatta strada in Italia Soundreef, una società con sede in Inghilterra che si è posta quale diretta concorrente di Siae. La stessa società, per operare nel quadro normativo italiano, ha poi fondato Lea (Liberi editori e autori), una Ogc senza scopo di lucro.

Nel 2021 Lea aveva incardinato un giudizio contro Jamendo, un’altra società di origine lussemburghese operante in Italia dal 2004, sostenendo che quest’ultima fosse illegittima in quanto priva dei requisiti per operare in Italia. Jamendo ha quindi portato la questione alla Corte di giustizia europea che si è espressa nel marzo 2024 riconoscendo la normativa dell’Italia come restrittiva alla libera prestazione di servizi.

La restrizione imposta dal sistema italiano, seppur mossa da intenti di protezione della proprietà intellettuale, è sproporzionata in quanto impedisce, in modo generale e assoluto, a qualsiasi entità di gestione indipendente stabilita in un altro Stato di esercitare la propria attività nel mercato italiano.

Anche se, successivamente alla sentenza, tutte le società private potranno operare in Italia, la stessa pronuncia non deve essere letta come una liberazione assoluta del mercato in futuro. La Corte di giustizia europea, nella citata sentenza, si sofferma sulla necessità di salvaguardia dell’interesse generale rappresentato dalla tutela del diritto d’autore. Una possibile soluzione, meno lesiva della libera prestazione di servizi di intermediazione dei diritti d’autore, potrebbe consistere nel subordinare la prestazione dei servizi di intermediazione a obblighi normativi specifici e non, come avviene ora, precludendo l’esercizio in maniera assoluta.

Spetterà ora al legislatore attivarsi e regolare il mercato.


Nel 2016, successivamente alla direttiva Barnier, per la gestione del proprio repertorio Fedez lasciava la Siae in favore di Soundreef che, a quel tempo, costituiva una vera e propria novità. Il cantante è stato poi per anni in contrapposizione con la Siae e con quello che all’epoca veniva definito un «monopolio». Nel 2023 Fedez, pur dichiarando di non essersi pentito della scelta fatta a suo tempo, ritorna sotto la Siae unitamente alla messa in onda di un mini-programma, composto da quattro puntate, dal nome Siae racconta intervistando alcuni volti del panorama musicale italiano fra cui Mogol, Dargen D’Amico e Matteo Fedeli.

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