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La variabile demografica nella sfida tra le grandi potenze

Gli Stati Uniti, grazie all’immigrazione, restano in vetta, mentre la Cina invecchia rapidamente. L’India è il Paese più popoloso, ma la povertà e le infrastrutture ne limitano il potenziale

La variabile demografica è un fattore cruciale per la volontà di potenza degli Stati. Una nazione che punta ad avere un impatto sull’ordine globale e assumere un ruolo di leadership internazionale necessita di una popolazione giovane e prospera.

Sotto questo aspetto, gli Stati Uniti sono ancora in posizione di vantaggio. Il tasso di natalità e i livelli di immigrazione sono i più sostenuti del G7. Al 2040 gli americani dovrebbero essere circa 380 milioni, con una popolazione mediamente più giovane di ogni altro Paese ricco. Una popolazione giovane e in crescita è un vantaggio geopolitico, poiché offre maggiore forza lavoro, risorse economiche e militari.

Nella sfida del secolo con Pechino, tale variabile potrebbe rivelarsi decisiva, dato il calo demografico e l’invecchiamento del Dragone. Sullo sfondo, l’India alterna una grande crescita economica e demografica a profondi squilibri sociali e fratture etnico-religiose.

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L’immigrazione è il vantaggio geopolitico degli Stati Uniti

La popolazione degli Stati Uniti è cresciuta di circa il 7,4% negli ultimi dieci anni, passando da 308,7 milioni di persone nel 2013 a 331,5 milioni nel 2020. Questo aumento è stato guidato principalmente dall’immigrazione, che ha contribuito per circa un terzo alla crescita della popolazione. L’immigrazione negli Stati Uniti è stata un fenomeno importante per secoli, consentendo il dominio “imperiale” a stelle e strisce.

Negli ultimi decenni, l’immigrazione dall’America Latina e dall’Asia è cresciuta in modo significativo. Nel 2020, il 39% degli immigrati negli Stati Uniti proveniva dall’America Latina, il 24% dall’Asia e il 17% dall’Europa. La variabile demografica è un fattore importante che influenza la traiettoria geopolitica delle grandi potenze.

Cina: niente giovani, niente politica estera

Nel 2023, la popolazione cinese è aumentata dello 0,03 per cento e il tasso di natalità è sceso a 10,6 nascite per mille abitanti, segnando i valori più bassi dal 1949, anno in cui il governo ha iniziato a registrare i dati demografici. Il calo del tasso di natalità è stato causato da una serie di fattori, tra cui l’aumento dell’occupazione femminile e la politica del figlio unico attuata dal 1979 al 2015. La popolazione in età pensionabile è destinata a crescere di cento milioni entro il 2030, mentre quella in età lavorativa diminuirà di dieci milioni, rischiando di mettere a dura prova la finanza pubblica.

Le ricadute geopolitiche del rallentamento demografico cinese sono significative. Una popolazione anziana è meno propensa a sostenere le ambizioni del proprio Paese ed è più avversa al rischio, nonché più conservatrice. Tende a porre il mantenimento del proprio benessere in cima alla scala delle priorità, mentre non è interessata al perseguimento di obiettivi geostrategici di lungo termine. Un sondaggio realizzato da Cambridge University Press ha rilevato che solo il 17 per cento degli intervistati sarebbe disposto a combattere per il proprio Paese in caso di conflitto, mentre il 70 per cento ritiene che la Cina dovrebbe evitare la guerra.

Questi risultati suggeriscono che, nel lungo periodo, la Cina potrebbe diventare meno disposta a usare la forza per perseguire i propri interessi nel mondo. O che, quantomeno, in caso di ricorso allo strumento militare, sarà vitale per Pechino vendere alla popolazione vantaggi concreti e tangibili.

L’india vuole candidarsi a potenza globale

L’India è una delle economie in più rapida crescita al mondo, passata da una piccola economia emergente a una candidata potenza globale. Nel 2023, la popolazione è aumentata a 1.404 miliardi di persone, grazie ad un tasso di natalità relativamente elevato, che è stato in media di 2,2 figli per donna tra il 1950 e il 2020. Le Nazioni Unite stimano che la popolazione indiana raggiungerà i 1,7 miliardi di persone entro il 2050 e i 1,8 miliardi di persone entro il 2060. La crescita demografica ha fornito all’India una forza lavoro numerosa e a buon mercato che ha contribuito alla crescita economica del paese in diversi settori, tra cui l’agricoltura, l’industria e i servizi. Inoltre, l’India ha intrapreso negli ultimi anni una serie di riforme economiche che hanno contribuito ad attrarre investimenti occidentali.

Nel 2023, l’economia indiana è la quinta al mondo, dietro quella di Stati Uniti, Cina, Giappone e Germania. Si prevede che continuerà a crescere nei prossimi anni e che potrebbe raggiungere il podio entro il 2030. Per ergersi a potenza globale, tuttavia, sarà fondamentale accelerare gli investimenti per l’ammodernamento delle infrastrutture, attuare politiche di contrasto alla povertà ma soprattutto evitare che le fratture interne tra le molteplici etnie regionali possano ampliarsi mettendo a repentaglio l’unità statuale in un clima politico caratterizzato dal sempre più assertivo nazionalismo indù del Presidente Modi.

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