Il 24 giugno il Comitato olimpico internazionale (Cio) ha annunciato che gli sportivi qualificati ai Giochi olimpici riceveranno un contributo economico: la cifra individuata è di diecimila dollari ciascuno e i primi a usufruirne saranno coloro che hanno preso parte a Milano Cortina 2026. Si tratta di una novità assoluta perché dal 1896, anno della prima edizione dei Giochi, i partecipanti non hanno mai ricevuto alcun sussidio. La presidente del Cio Kirsty Coventry si era detta contraria all’idea di pagare gli atleti, ma sempre ben propensa a sostenere la loro carriera e il percorso di transizione verso una nuova professione. È questa la strada che il massimo organo sportivo al mondo ha individuato per rispondere alle sollecitazioni dei protagonisti a cinque cerchi, che chiedevano a gran voce un riconoscimento economico, e per scongiurare un disinnamoramento o addirittura un boicottaggio futuro.
«Il Cio ha coinvolto tutti gli atleti e ha sondato il terreno per capire quali fossero le loro esigenze», spiega Valentina Marchei, ex pattinatrice di figura e attuale presidente della Commissione atleti del Coni. «Qui non si tratta solo di diecimila dollari, ma di riconoscere il valore di ogni atleta olimpico: arrivare ai Giochi significa affrontare anni di sacrifici, investimenti, rinunce, spesso senza le garanzie economiche che il grande pubblico immagina. Gli sportivi finalmente sono stati ascoltati e questo ha portato a decisioni concrete. La nuova leadership del Cio ha avviato un processo di consultazione su diversi temi strategici: per chi come me rappresenta gli atleti anche a livello istituzionale, è un segnale particolarmente importante».
Negli ultimi mesi si sono susseguite iniziative come gli Enhanced Games, oltre a vari eventi organizzati da privati con il supporto di sponsor prestigiosi, che promettevano agli atleti montepremi da capogiro. Non si può negare che, data la partecipazione di alcuni nomi di spicco, il Cio deve essersi interrogato su come restare al passo con i tempi, senza snaturarsi ma mantenendo alta la propria attrattiva. «In un momento in cui emergono dei modelli alternativi, il movimento olimpico ha capito che doveva sostenere di più i veri protagonisti dei Giochi: questo non poteva essere fatto solo con una contrapposizione di principi, ma anche con un’azione concreta. Questo contributo è un modo di investire sul loro percorso attuale e sul loro futuro. Era ora che l’atleta ritornasse al centro dei discorsi, delle conversazioni e delle progettualità».
Resta ancora da capire come e quando il denaro sarà erogato. Il Cio ha stanziato un fondo da 140 milioni di dollari per il primo quadriennio, che comprende Milano Cortina 2026 e Los Angeles 2028: probabilmente saranno i singoli Comitati olimpici nazionali a distribuirli ai propri portacolori. I primi pagamenti sono previsti per il 2027 e, anche se per qualcuno questa cifra può essere simbolica, per altri, appartenenti a comitati meno ricchi e prestigiosi di quello italiano, può essere determinante. «Per i Comitati olimpici più piccoli questo contributo è la svolta. Nei Paesi che qualificano un numero di atleti che si conta sulle dita di una mano questi soldi potrebbero fare la differenza e magari anche servire ad allargare il bagaglio tecnico, permettendo loro di allenarsi all’estero, confrontarsi con ragazzi di altri Paesi e migliorare».
C’è chi paventa la fine dei principi olimpici così come erano stati ideati, ma un sistema immutabile rispetto a centotrenta anni fa non è sostenibile. Marchei, pur comprendendo la preoccupazione di chi teme che l’introduzione del riconoscimento economico diretto possa cambiare lo status dell’atleta e che si possa perdere parte di quella dimensione romantica, sostiene che questa novità non poteva più tardare. «L’atleta non deve diventare qualcuno che produce spettacolo in cambio di un compenso, ma non possiamo neppure continuare a celebrare il sacrificio come se le difficoltà economiche fossero una componente necessaria del sogno olimpico. Il romanticismo dei Giochi non sta nella precarietà degli atleti, ma nel percorso, nei valori, nell’incontro tra culture, nella straordinarietà di arrivare a rappresentare il proprio Paese su un palcoscenico che è il più importante al mondo. Io credo tantissimo nella magia dei Giochi e sono convinta che questo cambiamento rappresenti l’evoluzione dello sport a livello globale. Il Cio sta ascoltando gli atleti e sta chiedendo loro di essere protagonisti anche al tavolo delle decisioni: non possiamo che esserne felici».





