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L’attentato a Donald Trump alla cena dei corrispondenti è una messa in scena: le teorie del complotto Maga impazzano sul web

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Il presidente degli Stati Uniti ha alimentato il complottismo durante la sua campagna elettorale e nel suo mandato per raccogliere consensi; adesso, invece, ne è rimasto vittima. Le teorie cospirazioniste si diffondono sempre più in fretta «perché identificano chi sono i cattivi e chi sono i buoni», dichiara il professore di Legge dell’Università della Florida Mark Fenster

Prima la confusione, poi la realizzazione, infine il terrore. Era iniziata da poco la cena dei corrispondenti della Casa Bianca all’hotel Hilton Washington, quando i partecipanti hanno sentito degli spari fuori dalla stanza. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump viene subito circondato dagli agenti della sicurezza e trascinato via, insieme alla moglie Melania. Non è però la prima persona a essere evacuata dalla stanza, che invece risulta essere il vicepresidente J.D.Vance. È questo il primo indizio che persone di orientamento politico differente usano per decretare che l’attentato al presidente è stato una messa in scena. Era già tutto previsto. Poco dopo, sui social media esplodono varie teorie del complotto dove la parola d’ordine è staged, messinscena. 

Le prove del «finto attentato» secondo i teorici del cospirazionismo sono molteplici: dalla mancata reazione di Trump agli spari alle parole che sembrano anticipare l’attentato della portavoce della Casa Bianca, fino a un tweet di più di due anni fa che citava il nome dell’attentatore. Questa è la fotografia dell’America di oggi: un uomo armato, identificato poi come Cole Tomas Allen, ingegnere meccanico originario della California, riesce a entrare a un evento organizzato nella Casa Bianca e a sparare vari colpi di arma da fuoco, e gran parte degli utenti sui social media credono si tratti di una messinscena. 

In un video pubblicato su X che riprende il momento in cui si sentono gli spari, Melania rimane pietrificata mentre il tycoon non ha alcuna reazione, se non un sorrisetto compiaciuto, come a voler significare che fosse già a conoscenza di quanto stava per accadere. Inoltre, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, intervistata da Fox News all’inizio della serata, ha detto riguardo al discorso che avrebbe tenuto il presidente: «It will be funny, there will be some shots fired tonight in the room». Le sue parole sono traducibili con: «Sarà divertente, stasera ci saranno dei colpi sparati nella stanza», ma «shots fired» può significare anche «pesanti frecciatine». 

Le teorie del complotto impazzano ancora di più sul web quando si scopre che l’utente X Henry Martinez ha pubblicato sul suo profilo un unico tweet: è il nome dell’attentatore, Cole Allen. Il post risale però al 22 dicembre 2023. Alcuni utenti appartenenti al mondo Maga pensano che non sia affatto una coincidenza: facendo alcune ricerche, scoprono che un uomo chiamato proprio Henry Martinez, che lavora alla Lockheed Martin Space Systems, azienda attiva nell’ingegneria aerospaziale, aveva scritto un articolo per la Nasa, dove Cole Allen aveva fatto uno stage quando era uno studente universitario. 

Non vi è alcuna prova che il tentativo di assassinio di Trump sia stato inscenato. La Casa Bianca ha respinto tutte le teorie del complotto e il portavoce Davis Ingle ha affermato che: «chiunque pensi che il presidente Trump abbia inscenato i propri tentativi di assassinio è un completo idiota».

La guerra in Iran, la nuova sala da ballo, il gradimento sempre più basso

Perché alcuni ritengono che l’attentato sarebbe stato già organizzato? Secondo i complottisti, per manipolare la narrazione e alimentare la propaganda, Trump avrebbe voluto distrarre i media e l’opinione pubblica dal calo crescente della sua popolarità e dal malcontento creato dalla sua gestione della guerra con l’Iran. Ma anche per il suo progetto di costruire una nuova sala da ballo alla Casa Bianca: infatti, nel discorso tenuto da Trump dopo la sparatoria, si fa riferimento al fatto che quello in cui si trova è un edificio non particolarmente sicuro e che c’è urgente bisogno di una nuova sala, in cui i livelli di sicurezza fossero molto più alti. E poi, ci sono le elezioni di midterm il prossimo novembre, per le quali Trump ha bisogno di fiducia, ora che l’indice di gradimento è sceso ai minimi storici (non raggiunge il 40 per cento). 

I suoi seguaci conservatori esprimono preoccupazione per l’andamento dell’economia: sette elettori su dieci ora affermano che la loro situazione economica sta peggiorando. 

«Gli episodi di violenza politica alimentano teorie del complotto e narrazioni false quando le persone cercano di strumentalizzare l’evento per adattarlo alle loro convinzioni», ha dichiarato al Washington Post Megan Squire, vicedirettrice per l’analisi dei dati presso l’Intelligence Project del Southern Poverty Law Center. «Questo episodio non fa eccezione: c’è chi inventa teorie complottiste sulle false flag e arriva persino ad accusare persone innocenti di aver commesso questo crimine o di averlo ispirato».

I cospirazionisti parlano di false flag – ovvero, distrazioni pensate per togliere l’attenzione su eventi di maggior rilevanza – per ogni notizia in cui si imbattono. Di solito, partono da un elemento di verità per poi costruirci sopra una narrazione inventata. 

I sostenitori del mondo Maga alimentano le teorie del complotto

The Donald ha alimentato il complottismo durante la sua campagna elettorale e nel suo mandato per raccogliere consensi; adesso, ne è invece rimasto vittima. La macchina del cospirazionismo gli si sta rivoltando contro. «Il problema delle teorie del complotto è che sono molto più facili da affermare e da creare quando non si è al potere. Ma quando si è al potere è difficile controllarle, è difficile evitare che si diffondano ed è difficile impedire che si rivoltino contro di te», spiega Mark Fenster, professore di Legge al Levin College of Law, Università della Florida e autore del saggio Conspiracy Theories: Secrecy and Power in American Culture. 

Ad alimentare dubbi e teorie, stavolta sono soprattutto coloro che appartengono al mondo Maga: i fedeli sostenitori della destra conservativa, delusi da come il presidente ha gestito la guerra in Iran. «Alcuni sostenitori di Trump molto convinti, come Tucker Carlson, approvavano le sue decisioni perché promuoveva politiche vicino alle loro credenze. Ma man mano che lui si è discostato da quelle posizioni iniziali, si sono rivelati disposti a rivolgere il loro sguardo cospiratorio verso di lui», continua il professor Fenster. 

Il 30 per cento degli americani crede che almeno uno dei tre attentati a Trump sia stato inscenato

Questo è il terzo attentato al presidente Trump in meno di due anni. E anche il primo – avvenuto a luglio 2024 a Butler, in Pennsylvania, quando un proiettile gli sfiorò l’orecchio destro mentre stava tenendo un comizio elettorale – è stato oggetto di teorie del complotto. Quella volta l’obiettivo della messinscena sarebbe stato ottenere voti e accrescere i consensi: non ci sono prove a sostegno delle tesi, che nonostante ciò si diffondono a macchia d’olio sul web. 

«Tra i teorici della cospirazione, c’è un forte interesse a ritenere sospetti questi episodi, come tentativi di uccidere il presidente. Tutto entra a far parte di uno schema predefinito ben preciso», continua Fenster. «Il fatto che Trump sia sopravvissuto a Butler lo ha fatto sembrare un eroe molto forte: non so se lo abbia aiutato a ottenere voti, ma certamente non gli ha fatto male». 

Secondo un sondaggio pubblicato da NewsGuard, società che valuta l’affidabilità delle notizie e delle testate giornalistiche online, un terzo degli americani ritiene che almeno uno dei tre attentati sia stato orchestrato. Per quanto riguarda la cena dei corrispondenti, circa un americano su quattro ritiene che la sparatoria sia stata inscenata, con un netto divario tra i sostenitori dei due schieramenti politici: un intervistato democratico su tre rispetto a circa un repubblicano su otto. 

La lunga tradizione delle teorie del complotto nella cultura americana

Mark Fenster crede che le teorie del complotto non siano una novità dei tempi moderni ma siano radicate molto profondamente nella cultura americana: «Si tratta di una lunga tradizione negli Stati Uniti che parte dal diciottesimo secolo. Prima si fondavano su preoccupazioni riguardo gli schiavi, poi i cattolici o gli ebrei; alcune erano teorie cospirative antisemite, altre hanno attraversato la guerra fredda». 

Il punto di svolta nel mondo del complottismo è stato l’assassinio del presidente John Fitzgerald Kennedy, «reso più significativo dai movimenti di protesta degli anni successivi che riguardavano i diritti civili e la guerra in Vietnam. Fin da subito dopo l’assassinio, c’è stato un vero sospetto nell’opinione pubblica americana riguardo alla racconto ufficiale. Ancora oggi, lo scetticismo delle persone nei confronti dei fatti è rimasto».

A quei tempi, le teorie del complotto non erano così evidenti come lo sono adesso, amplificate da internet e dai social media, che hanno reso capillare e immediata la circolazione di fake news. «Internet è uno strumento di comunicazione che ha intensificato il cospirazionismo, ma la struttura di base è rimasta costante nel tempo. Oggi le teorie del complotto sono pubbliche e popolari. Sono ovunque».

Un altro momento molto discusso nella storia americana è stato l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001: «Negli anni successivi, c’è stato un forte clima di sospetto diffuso sul ruolo dell’amministrazione Bush in quella vicenda», spiega Fenster. Quando si verifica un evento in cui il senso è ambiguo o non ci sono informazioni affidabili, le teorie del complotto nascono e si diffondono molto più rapidamente «perché rendono chiara la politica: identificano chi sono i cattivi e chi sono i buoni. Quando si è di fronte a fenomeni complessi, li rendono semplici».

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