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Asili nido gratis? Volere è potere

Gli asili nido svolgono un'importante funzione sociale, peccato che costino un occhio della testa. Tuttavia, alcuni sindaci sono riusciti a renderli gratuiti per tutti e altri li stanno seguendo

Accade troppo spesso. All’arrivo di un nuovo membro in famiglia ci si trova a dover fare una scelta alla quale si dovrebbe poter rispondere in tutta libertà, anche se spesso non è così: si mandano i figli all’asilo o uno dei due genitori si licenzia? Un tempo, l’uomo portava a casa il pane e la donna allevava i figli, lasciando ben poco spazio per la realizzazione personale di quest’ultima. Non che ci sia un giusto e uno sbagliato. Ognuno ha la sua personale idea di ambizione e ciò che per qualcuno è l’aspirazione di una vita, per altri è una gabbia. Ma oggi si può scegliere… giusto?

L’inefficacia delle politiche per la natalità

In realtà, avere figli è una scelta tutt’altro che facile. Spesso i nonni sono molto anziani o – se ci sono – lavorano ancora e non possono impegnarsi mattina e pomeriggio, trecentosessantacinque giorni all’anno, festivi esclusi, per tenere i nipoti mentre i genitori lavorano. Entrambi, perché se un tempo un impiegato poteva permettersi di mantenere da solo una famiglia numerosa, di acquistare una casa senza indebitarsi fino alla pensione e non aveva bisogno di dover stipulare polizze sanitarie e fondi pensione a proprio carico per far fronte alla mancanze di uno Stato non in grado di giustificare il già elevatissimo prelievo fiscale, oggi, invece, una famiglia monoreddito con prole deve poter contare su uno stipendio piuttosto alto per riuscire a mantenere un tenore di vita dignitoso. 

Natalità e welfare in un’Italia che invecchia

A causa dell’oggettiva mole di spese che rappresenta un figlio, questa è la situazione di partenza per molte nuove famiglie. Una volta che il piccolo è in arrivo, la scelta in merito all’asilo nido diventa un problema tutt’altro che di lieve entità.

Le due facce della medaglia

Da un lato, si dovrebbe rinunciare a uno dei due stipendi, e quasi sempre è la donna (lo dicono i dati) a farlo. Il part time di rado è concesso alle madri, figuriamoci ai padri, e spesso porta con sé demansionamenti e penalizzazioni sulla carriera, anche futuri. L’Italia, infatti, è un Paese dove il gender gap sul lavoro è ben lontano da una risoluzione.

Tuttavia, bisogna stare attenti a non semplificare troppo la faccenda: a interrompersi non è solo un reddito, ma anche un percorso di studi, una carriera, gli obiettivi di realizzazione personale. Per non parlare della dipendenza economica che si crea verso il genitore che prosegue a lavorare.

Dall’altro lato, optare per l’asilo nido ha varie ricadute. Economiche, prima di tutto, con una spesa che ammonta a svariate centinaia di euro al mese. Se poi i genitori non riescono a portare e ritirare i figli agli orari previsti, la retta aumenta per l’anticipo e il posticipo. Cosa che, in mancanza dell’aiuto dei nonni, è molto probabile, dato che gli orari sembrano pensati da chi non ha mai fatto un lavoro full time in vita sua.

Due pesi e due misure

Ci sono poi i ponti durante l’anno – e annesso babysittercosì come i costosissimi centri estivi quando l’asilo chiude. Per non parlare delle malattie del bimbo, frequentissime nei primi anni d’età. A tal proposito, la discrepanza di trattamento in merito ai permessi lavorativi è evidente: basti pensare che i dipendenti pubblici hanno permessi malattia retribuiti per i figli, mentre i dipendenti privati no. Se la salute dei figli è un diritto, viene da chiedersi perché lo Stato lo garantisca in maniera gratuita solo ad alcuni, mentre gli altri lo pagano con una decurtazione dello stipendio.

Si tratta di cifre che rappresentano una fetta considerevole del salario medio, che in Italia ammonta a circa milleseicento euro mensili, secondo Forbes. Se poi i figli sono più di uno, i costi aumentano in proporzione. In un Paese normale la scelta di avere un figlio non dovrebbe basarsi sulla disponibilità o meno dei nonni, eppure in Italia è così.

L’importanza degli asili nido

C’è poi la questione educativa. Oggi gli asili nido sono spesso caratterizzati da una qualità della didattica che nessun genitore potrebbe garantire a casa. Soprattutto nelle sempre più diffuse primavere, le sezioni preparatorie organizzate dalle scuole materne che talvolta propongono percorsi educativi molto efficaci, prevedendo ad esempio il metodo Montessori.

Maria Montessori

Sullo stesso piano anche la socializzazione con gli altri bambini, impossibile da garantire a casa; il lavoro sull’indipendenza e la sicurezza in sé stesso, che il bimbo acquisisce al di fuori dell’ambiente domestico; lo sviluppo del linguaggio, accelerato dalla necessità di comunicare con altre persone che non parlano la “lingua” del bambino, alla quale i genitori sono ormai abituati; i primi rudimenti di numeri e lettere, realizzati con materiale adatto da parte di professionisti formati per farlo; nonché la possibilità (purtroppo ancora rara) di frequentare ambienti bilingui. 

Si tratta di una serie di competenze che danno un oggettivo slancio allo sviluppo cognitivo del bambino e la scelta di privarlo di questa opportunità non va fatta a cuor leggero.

Il bonus asilo nido e le sue storture

Sta di fatto che lo scoglio principale rimane quello economico, nonostante il bonus asilo nido erogato dall’Inps. Tale bonus risulta complesso da gestire per l’utente, la sua piattaforma ha spesso problemi tecnici e ogni anno presenta ritardi di diversi mesi per l’erogazione dei primi rimborsi, mettendo in difficoltà le famiglie a basso reddito. Non solo: alcune tipologie di asilo subiscono ritardi nell’accreditamento e a rimetterci sono le famiglie.

In un mondo ideale, un Paese con i problemi di denatalità dell’Italia avrebbe da tempo implementato sistemi per venire incontro alle esigenze delle famiglie, per rendere l’arrivo di un figlio meno devastante per le loro tasche, spesso già provate da anni di precarietà e stage non retribuiti. A ben vedere, sarebbe già qualcosa che ci fossero sufficienti posti negli asili, ma in molte zone non è così.

Non viviamo in un mondo ideale; tuttavia alcuni sindaci hanno deciso di agire in prima persona

Il ruolo della politica

Giacomo Possamai, neo-sindaco di Vicenza, durante la campagna elettorale di pochi mesi fa ha scatenato l’ira del primo cittadino uscente, Francesco Rucco, con il suo impegno di abbassare la retta per gli asili nido vicentini, arrivando ad azzerarle entro i cinque anni del mandato. Promessa che Rucco ha definito «demagogia» e un impegno «impossibile da mantenere».

«Noi dicevamo che era possibile, che altre città, come Mantova e San Lazzaro di Savena, lo hanno fatto e che è una buona pratica importabile», ha affermato Possamai dimostrando, delibere alla mano, quanto già implementato dal sindaco mantovano Mattia Palazzi. Che ha rincarato la dose: «Non capisco il perché di certe tesi. Le nostre delibere sono attive da quattro anni, comportano la gratuità piena per gli asili di Mantova, e non solo sulla base del reddito: la tesi che sosteniamo è che l’istruzione sia un diritto, non un privilegio. Supportando le famiglie e la genitorialità, assimilando gli asili alle altre scuole, che appunto in Italia sono gratuite».

Sta di fatto che, in un manciata di mesi, Possamai ha già applicato uno sconto del venti per cento delle rette, in linea con l’impegno preso. Il segnale è evidente. Il ruolo della politica nell’aiutare le famiglie è cruciale ma la soluzione, come spesso accade, sta nella scala delle priorità di chi governa. Agire in modo tale da stare davvero dalla parte di chi – nonostante tutto – prova ancora ad avere figli è possibile: l’esperienza di Mantova, San Lazzaro di Savena e Vicenza lo dimostrano.


Approfondimenti

Il metodo Montessori

Maria Montessori, ritratta sull’ultima serie delle banconote da mille lire prima dell’introduzione dell’euro.

Sviluppato dalla pedagogista Maria Montessori, l’omonimo metodo punta a fornire ai bimbi ambienti a loro misura, nei quali possono interagire liberamente con giochi e attività allo scopo di sviluppare l’intelletto e la capacità di manipolazione. L’indipendenza dei bambini è rinforzata spingendoli a fare da soli. Visti come dei piccoli esploratori sensoriali, sono accompagnati nel loro percorso di auto-costruzione, in primis attraverso l’indipendenza funzionale.

Giacomo Possamai

Trentatré anni, è da pochi mesi sindaco di Vicenza, il più giovane di sempre. La sua campagna elettorale – curata dallo spin doctor Giovanni Diamanti, fondatore di Youtrend e Quorum e già fautore della vittoria di Damiano Tomasi a Verona – ha rappresentato un unicum durante le scorse elezioni amministrative, nelle quali i candidati di destra hanno prevalso quasi ovunque. Possamai, ex vicesegretario nazionale dei Giovani Democratici, ha lasciato l’incarico di capogruppo del Partito Democratico nel consiglio regionale della Regione Veneto per ricoprire la carica di sindaco. 

Mattia Palazzi

Durante il primo mandato da sindaco di Mantova, è riuscito a implementare la gratuità delle rette negli asili locali. L’iniziativa adottata nel suo comune va a integrare il bonus asilo nido erogato dall’Inps e la misura regionale Nidi Gratis, che prevede la copertura della retta solo per le famiglie meno abbienti. Oggi il comune di Mantova mette in campo circa dieci volte l’impegno economico che eroga la Regione nello stesso territorio. Dopo quattro anni la gratuità è ancora in essere e Palazzi è stato riconfermato per un secondo mandato nel 2020.

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