0,00 €

Nessun prodotto nel carrello.

0,00 €

Nessun prodotto nel carrello.

Sete di lusso: quando l’acqua è uno status symbol

Come diventa lusso un nutriente fondamentale? Ne abbiamo parlato con il professor Pellegrino Conte, docente ordinario di Chimica Agraria presso l’Università degli studi di Palermo

«Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni», scriveva William Shakespeare in La tempesta. In realtà, siamo fatti circa al 60 per cento di acqua. Simbolo di vita per eccellenza, l’acqua nel 2010 è stata riconosciuta dall’Onu come uno dei diritti fondamentali. Eppure, pur accomunando tutti gli esseri viventi, l’acqua può diventare uno status che differenzia e distingue le persone.  E dire che le acque potabili «sono tutte uguali dal punto di vista organolettico», spiega Pellegrino Conte, docente ordinario di Chimica Agraria presso l’Università degli studi di Palermo. Fonti pregiate, acque purissime, povere di sodio: «È tutto marketing e comunicazione», conferma il professore. Il business del lusso, però, ne fa una narrazione differente, vendendo acque dai poteri quasi taumaturgici a cui viene aggiunta polvere d’oro in bottiglie ricoperte di Swarovski.

La classe è acqua, fin dall’antichità

L’acqua come elemento di distinzione sociale non è un fenomeno recente. Gli antichi romani davano un significato politico, per esempio, alle acque termali: erano il fulcro della vita sociale, dove si prendevano decisioni e accordi importanti. Gli acquedotti non erano tutti uguali: ad alcuni venivano addirittura riconosciuti poteri divini. Inoltre, le case private che avevano accesso diretto all’acqua potabile erano quelle dei personaggi più illustri e la presenza di piscine o altri elementi connessi all’acqua suscitava stupore e meraviglia, come riporta una lettera di Cicerone al fratello Quinto, del 56 a.C.

acque di lusso

In tempi più recenti, durante la Prima rivoluzione industriale, l’acqua divenne un ricettacolo di batteri nocivi a causa dell’inquinamento causato dalle fabbriche. Solo i più ricchi, che avevano accesso a sorgenti lontane e costose, potevano permettersi il lusso dell’acqua potabile.

Ripercorrere la storia di questo elemento significa ripercorrere quella dell’umanità; l’industria del lusso oggi sta costruendo un prodotto di consumo che vale anche fino a sessantamila dollari a bottiglia, come l’Acqua di Cristallo Tributo a Modigliani, un mix di acque pregiate a cui sono stati aggiunti cinque milligrammi di polvere d’oro 24 carati.

Acqua così pura da ammazzarci

Il business dell’acqua ritenuta di lusso ha attirato i marchi più svariati. Stilisti come Giorgio Armani o Pierre Cardin non hanno resistito a creare edizioni limitate con bottiglie di design. Anche Chiara Ferragni ha fatto scalpore nel 2019 con la sua acqua a edizione limitata, venduta a oltre 70 euro a bottiglia nella versione da 75 cl, andata presto esaurita.

Esistono anche acque ritenute di lusso per la loro fonte di raro pregio, come la Svalbardi, ottenuta estraendo e sciogliendo ghiaccio dalla cima degli iceberg delle isole Svalbard. Ulla Rinman la produce per regalare un’esperienza di acqua microbiologicamente pura: bastano appena 3.500 euro per ottenere una bottiglia. Anche la Kona Nigari non è da meno per esoticità: sgorga a più di mille metri di profondità nell’oceano Pacifico e, a quanto pare, agevola digestione, dimagrimento e riduzione dello stress. Questo per 420 euro a bottiglia, nere con tappo d’oro. Tra le più costose c’è la giapponese SuperNariwa, da novemila euro al litro, ritenuta un elisir di lunga vita, capace persino di far ringiovanire.

Leggi anche: Il conflitto umano-macchina, chi è il vero robot

Ciò che accomuna queste acque è la narrazione che ne viene fatta: toni onirici, quasi mistici, che millantano esperienze uniche di idratazione o minerali oceanici dagli effetti miracolosi. Ma soprattutto pura, purissima. Acqua così pura da ammazzarci. «Un aspetto importante da capire è che l’acqua potabile purissima non esiste: quella propriamente detta è usata dai chimici e altre figure in laboratorio. Per l’essere umano è tossica», dice il professor Pellegrino. «Se bevessimo quest’acqua purissima si innescherebbero meccanismi di osmosi all’interno del nostro corpo che porterebbero alla lisi cellulare e quindi a problemi seri, fino alla morte. L’acqua che beviamo tutti i giorni, anche quella ritenuta più pregiata, è tutt’altro che pura: contiene all’interno minerali disciolti, nutrienti di cui noi abbiamo bisogno per vivere».

acque di lusso

Acque di lusso: è tutto all’esterno, il resto è solo norma

«Tutte le acque potabili sono microbiologicamente pure, con un residuo fisso sotto una certa soglia e povere di sodio: è la legge a definirlo. Se non rispettassero certi standard, non potrebbero essere commercializzate. A livello organolettico si beve sempre la stessa acqua, sia essa di un brand noto o quella del lavandino. La varianza può esserci nel gusto che percepiamo, ma non esiste un’acqua potabile che fa più bene di un’altra. Un’acqua può contenere, per esempio, più magnesio o più calcio: questi metalli possono in qualche modo alterare leggermente il sapore, ma è un fatto soggettivo. Chi decide di spendere cinquanta euro – o molto di più – per una bottiglia di acqua può farlo, ma non deve aspettarsi che, dal punto di vista chimico, sia migliore di quella potabile del lavandino di casa. I brand prendono i termini della scienza e li svuotano di ogni significato scientifico».

Ciò che dà valore a un’acqua di lusso non è solo il presunto pregio del contenuto delle bottiglie, ma l’estetica e il design. La bellezza e il gusto estetico definiscono lo status e la collocazione sociale di un individuo. All’aumentare del reddito di una famiglia, essa, per esempio, non comprerà più semplice acqua, ma una tipologia ritenuta più raffinata, quindi costosa. Se ci soffermiamo sul prezzo, qualsiasi acqua in bottiglia è di lusso: l’acqua del rubinetto costa due millesimi di euro a litro, quelle in bottiglia anche cento volte tanto. Ma è la narrazione che se ne fa ad attribuirle un determinato status. Prendiamo come esempio l’acqua Guizza: è un’acqua del gruppo San Benedetto, considerata economica e diffusa nei discount. Sui social è riconosciuta come l’acqua della classe più povera. Si ironizza e si ride, affermando che chi non ha avuto acqua Guizza in casa non sappia cosa sia la vita vera. Nei primi video di Khaby Lame, prima che diventasse virale, ogni tanto ne apparivano bottiglie perché i video erano girati nei suoi spazi quotidiani. Ora che è tra i tiktoker più famosi al mondo e ha collaborato con celebrità e brand internazionali, berrà ancora acqua Guizza?

Articoli correlati

Iscriviti a Rifrazione, la nostra newsletter

Mensile, breve, colorata. La nostra newsletter è pensata per essere poco invasiva e tenerti aggiornato sulle nostre iniziative e uscite. Iscriviti e... ne leggerai di tutti i colori, una volta al mese